da www.key4biz.it


Essere cittadini significa partecipare in prima persona al cambiamento ed esserne responsabili assieme alle Istituzioni, le aziende e i centri di ricerca. Il nuovo Rapporto del Governo britannico non parte delle tecnologie della smart city, ma dalle persone che la abiteranno.


Le città intelligenti, o smart cities, non sono materia per libri o film di fantascienza, ma progetti e soluizioni sempre più a portata di mano. Entro il 2050 il 75% della popolazione globale (circa 9 miliardi di persone) vivrà in aree urbane di ogni grandezza.

Per avere un’idea di come si vivrà in questi centri urbani, altamente tecnologizzati e a misura di cittadino, basta consultare il nuovo Rapporto “Future of cities: smart cities, citizenship skills and the digital agenda, presentato qualche giorno fa dall’Office of Science del Governo britannico e realizzato da Theo Tryfonas (University of Bristol) e Tom Crick (Cardiff Metropolitan University).

Uno studio a supporto del piano nazionale per le smart cities, varato dal Regno Unito da un paio di anni, in cui il focus del documento sono i cittadini più che le tecnologie, la loro partecipazione al cambiamento e il percorso formativo per prepararli alla sfida delle nuove forme di urbanizzazione.

Architetti, urbanisti, ingegneri, sociologi, innovatori, sviluppatori, sono tutti impegnati a dare forma alle nuove città del futuro, partendo da quartieri, infrastrutture, semplici condomini e aree periferiche, per trasformare in chiave sostenibile e innovativa la città intorno a noi, a partire dall’introduzione di nuovi servizi e soluzioni tecnologiche (Internet of Things, big data, M2M, Pubblica Amministrazione digitale, smart grid ed efficienza energetica, infomobilità, mobilità sostenibile, cloud e molto altro).

Il cittadino dovrà essere pronto ad integrarsi in questo nuovo ambiente (altrimenti aiutato), che richiede nuove figure professionali, competenze avanzate nell’utilizzo di dispositivi connessi in rete e interconnessi tra loro e l’ambiente circostante (case comprese), capacità di gestire consumi (soprattutto energia elettrica e gas), di evitare gli sprechi (idrici), di inquinare meno (a partire dall’utilizzo dei trasporti pubblici, dal riciclo e dalla raccolta differenziata) e di mettere in pratica comportamenti virtuosi.

 Le sfide evidenziate dal documento sono sia tecnologiche (skills, competenze), sia relative all’innovazione sociale, all’inclusione, alla diffusione di comportamenti virtuosi e best practice, sia al giusto modo di affrontare i cambiamenti climatici, che si fanno, anno dopo anno, sempre più minacciosi e complessi.

Oltre a questi elementi, considerati chiave per lo sviluppo delle smart cities, ce ne sono altri più legati alle misure di sostegno che Governo ed enti locali devono mettere in atto per facilitare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali e di pianificazione nella governance del territorio, per sostenere la crescita e la creatività, per semplificare l’attività imprenditoriale orientata all’innovazione, per supportare le comunità intelligenti (smart communities) e l’inclusione sociale, per investire nei progetti destinati all’ambiente e all’accessibilità delle aree verdi urbane.

Il rapporto sottolinea, infine, l’importanza di un’istruzione e di una formazione dei cittadini più aperta alle nuove frontiere dell’innovazione tecnologica, ma allo stesso tempo suggerisce una maggiore sinergia tra Istituzioni centrali e locali, mondo delle imprese e della ricerca, per rendere davvero trasparenti i contenuti dell’agenda digitale nazionale e avvicinare i cittadini al tema del cambiamento (responsabilizzandoli) e alle tante soluzioni innovative applicate in ogni settore della vita quotidiana (dalle abitazioni ai trasporti, dalla medicina all’alimentazione, dal lavoro all’intrattenimento).